Durante
il viaggio in Vietnam mi sono divertita a osservare che cosa fanno e come
vivono le persone. Tra le cose più curiose che ho notato c’è il “Pit Stop” per
i motociclisti che, come un po’ ovunque in Asia, scorrazzano numerosi per le strade
delle città. Ma anziché cambiare le gomme, qui si offre da bere! Così il
guidatore stanco del traffico e del caos negli incroci, può comodamente rifocillarsi
senza scendere dal sellino. Una signorina sorridente e in divisa si avvicina
per prendere l’ordinazione e in pochi secondi arriva il beverone contro l’arsura
della sete. Si paga e via! Ho visto e filmato questa scena a Saigon, all’angolo
di una strada trafficata (neanche a dirlo!) che si trova nei pressi della pagoda dell’Imperatore di Giada. Il tempio
mi è piaciuto, ma il Pit Stop non è stato da meno!
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mercoledì 4 maggio 2016
lunedì 2 maggio 2016
Badminton nei parchi e calcio in tv: i vietnamiti vanno pazzi per lo sport
Lo sport più seguito in Vietnam è senza dubbio il calcio: ne
vanno matti e le tv sono sintonizzate su una qualsiasi partita del momento, dalla
Champions League ai Mondiali o al campionato italiano. L’incontro con un
turista italiano è sempre una buona occasione per sciorinare, sorridendo, nomi
di squadre e calciatori. Calcio a parte, quello vietnamita è un popolo di
sportivi anche se, a guardare la loro corporatura mingherlina, non si direbbe.
Sono praticati numerosi tipi di arti marziali e al mattino presto non è strano
vedere nei parchi o in riva al mare gruppetti di donne che, guidate da un
maestro, si cimentano nelle mosse lente e pensate del Tai Chi. I giardini
pubblici, specialmente nelle città (Saigon ne è piena), sono dotati di angoli
dedicati alla ginnastica con macchine per gli addominali o cyclette. E poi uno
spazio aperto si può facilmente trasformare in un campo da ShuttleCock, sport
di origine cinese che appartiene alla famiglia del Badminton. È una specie di
“calcio-tennis” con lo scopo di non far mai cadere il volano per terra. I più
bravi si esibiscono all’aperto in un lungo e coreografico ping-pong di
palleggi! E poi vanno pazzi per il ballo. Passeggiando per Saigon mi sono
imbattuta in una scuola di ballo dove persone di tutte le età si cimentavano in
passi doppi dal ritmo latino.
martedì 19 gennaio 2016
Abiti morbidi ed eleganti, così le vietnamite seducono con l’Ao Dai
Si chiama Ao Dai ed è l’abito che le donne vietnamite indossano nelle grandi occasioni. Letteralmente “áo” è riferito a un capo di abbigliamento che copre dal collo in giù; “dài” invece significa ‘lungo’. E in effetti non c’è un centimetro del corpo che sia scoperto. E nonostante questo il risultato non passa inosservato per eleganze, stile e sensualità.
| Studentesse che indossano l'abito tradizionale Ao Dai |
In pratica, consiste in una lunga tunica di seta aderente fino al giro vita per poi scendere morbida. Si indossa su un pantalone largo in tinta con la casacca. Di solito si realizzano in due colori (per esempio, bianco e azzurro) e più raramente con un motivo floreale. L’equivalente in Occidente è il classico tailleur. Infatti, viene utilizzato da molte donne che lavorano con il pubblico o dalle studentesse universitarie. Naturalmente l’Ao Dai - in quanto costume della tradizione vietnamita - viene indossato anche nelle cerimonie e nelle feste. A completare il quadro che dipinge queste donne bellissime ci sono i capelli neri, lisci e sottilissimi che incorniciano il volto bianco porcellana.
In tutto il paese ci sono negozi e sartorie che vendono questo capo. In particolare, la città di Hoi An è famosa per le botteghe che confezionano vestiti su misura. È un servizio pensato appositamente per i turisti e per questo è possibile avere l’abito bello e pronto nel giro di 24 ore.
domenica 3 gennaio 2016
Caldo torrido? E le donne si coprono dalla testa ai piedi
Nemmeno
un millimetro del corpo visibile. Cappello, occhiali da sole e mascherina
coprono tutto il volto. Lunghi guanti color carne fanno pendant con le calze adatte anche alle infradito. Sopra l’abito una
felpa per coprire il collo e una gonna lunga fino alla caviglia. E questo anche
se ci sono 35 gradi. La psicosi da terrorismo farebbe pensare a un musulmano
dell’Isis in procinto di fare un attentato. Non per nulla in Italia una legge
vieta qualsiasi mascheramento che renda «difficoltoso il riconoscimento della
persona». E invece no! Nessun allarme bomba. E nessun motivo religioso dietro
il volto coperto. Si tratta semplicemente di una donna vietnamita che vuole proteggere
la sua pelle dal sole, dai danni che esso provoca e dallo smog. Tengono
moltissimo al pallore del loro viso e a gambe e braccia bianche come il latte.
A quanto pare il complimento più bello che si possa fare a una donna è dirle
com’è incredibilmente chiara la sua pelle. Al contrario di noi occidentali che
amiamo il colore ambrato della pelle e, ironia della sorte, andiamo nel Sud Est
asiatico a dicembre per tornare nere!
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