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venerdì 15 gennaio 2016

Tra riso e telefonini, un’economia che cresce di giorno in giorno

La miseria? Un ricordo di 30 anni fa. Oggi il tasso di povertà è del 3%. Disoccupazione bassissima e voglia di sviluppo. E gli europei in vacanza in Vietnam? Hanno un portafoglio con un ottimo potere d’acquisto. Ecco come girano i soldi nel Sud Est Asiatico.

Ritornata dal viaggio, una domanda frequente che mi hanno posto riguarda la povertà della popolazione. C’è miseria in Vietnam? La risposta migliore è quella che mi ha dato Tuyen, un ragazzo di 40 anni che organizza gite sul fiume Mekong con la sua barca di legno: «Povertà vuol dire non avere niente da mangiare e in Vietnam nessuno muore più di fame. Durante e dopo la guerra sì, ma oggi c’è sempre qualcosa da mettere dentro lo stomaco». Ci sono persone ricche, ma sono davvero poche (e magari tanto ricche). Il tasso di povertà è del 3%. La maggior parte della popolazione vive senza lussi ma dignitosamente. In pochissimi chiedono l’elemosina, ho visto un paio di mendicanti soltanto a Saigon. Se il lavoro non c’è, se lo inventano magari improvvisandosi per esempio guide turistiche. “Stay with local people” dicono invogliandoti a fare un’esperienza autentica (a pagamento) nelle loro case, magari per un corso di cucina o per un giro in bici tra le risaie. D’altronde, anche se ancora non c’è la ricchezza consumistica alla quale siamo abituati (e per la quale i soldi non bastano mai neanche a noi), l’economia ha iniziato a girare anche qui. Le case sono spartane, piccole e strettissime: a volte non più di 15-20 metri quadrati, ma con due-tre piani (specialmente nelle grandi città). Hanno pochissimi mobili e rubinetti arrugginiti e demodé. Appena incassano qualche soldino, però, corrono subito a comprare un televisore piatto da 32 pollici in su da appendere alla parete per guardare trasmissioni occidentali e le partite di calcio.  

La banconota da 100.000 dong vale circa 4 euro
 con il tasso di cambio aggiornato a gennaio 2016
In Vietnam non esistono monete. Ci sono soltanto banconote e tutte riportano il volto di Ho Chi Minh. Al momento del mio viaggio (novembre 2015), 1 euro corrispondeva a circa 24.000 dong e con questa cifra si possono fare tante cose come un corsa cittadina in taxi o un pasto a base di zuppa Pho. Il taglio più piccolo che ho visto è da 500 dong, ormai in via d’estinzione (il valore di 500 dong è così basso che è anche inutile calcolarlo!). Di conseguenza ci sono cose che costano pochissimo e altre, invece, che hanno lo stesso prezzo applicato in Italia (come la televisione – che dunque è quasi un lusso per i vietnamiti – ma anche come altri elettrodomestici o un semplicissimo sali-scendi per la doccia). In compenso, però, il costo del lavoro è bassissimo e il tasso di disoccupazione non supera il 6% (tanto per rendere l’idea, in Sicilia è del 20%). E così, mentre in Italia le aziende private fanno salti mortali per assumere personale, in Vietnam è possibile vedere 4-5 dipendenti addetti a preparare la colazione di un piccolo albergo o un giovane portiere di un hotel a 2 stelle il cui compito è solo e solamente quello di aprire la porta ai clienti. Sarà per questo che colossi come Samsung e LG hanno deciso di impiantarsi in questo paese del Sud Est Asiatico, portando investimenti e posti di lavoro. Ho Chi Minh City (che molti chiamano ancora Saigon) è, per esempio, una città in pieno sviluppo sebbene i venti di crisi internazionale si siano fatti sentire anche qui. Ad ogni modo, la povertà rurale degli anni Ottanta è ormai un ricordo spazzato via dalla “Doi Moi”, la politica economica di apertura internazionale avviata dal governo comunista nel 1986. Da allora è iniziato il trend in crescita dell’economia vietnamita: in 30 anni il reddito pro capite è passato da 100 a 1.700 dollari.

Negli ultimi sei anni il Pil del Vietnam è raddoppiato e oggi vale 186 miliardi di dollari. L’export cresce costantemente e nell’ultimo anno ha segnato un +12%, che, tradotto in soldini, vuol dire che complessivamente hanno prodotto 150 miliardi di euro dalle vendite all’estero. Dentro non ci sono soltanto i telefonini, ma anche scarpe, borse, abbigliamento, bottoni, ecc… portano l’etichetta “Made in Vietnam”. E poi c’è l’agricoltura, da sempre settore principale dell’economia nazionale. Il primo prodotto è il riso. Dopo il Brasile, il Vietnam è il secondo produttore mondiale di caffè. Si coltiva anche canna da zucchero, patate dolci, caucciù, ananas e agrumi. La pesca è altrettanto importante, specialmente per quanto riguarda frutti di mare e crostacei. Impossibile per me dimenticare la scena di una famiglia, modesta e numerosa, seduta a tavola per un qualsiasi pranzo: c’era una montagna di ostriche, piatto unico di quel pasto. Come a dire, l’importante è avere sempre qualcosa da mangiare. Se sono ostriche ancora meglio!

domenica 10 gennaio 2016

Libri: quale guida acquistare per il Vietnam

Come orientarsi nella giungla di recensioni, portali e guide cartacee

Tra blog, siti web, Tripadvisor e Google Maps, la guida cartacea non è più indispensabile. Tuttavia non sono ancora pronta a partire senza una libro sotto il braccio che mi accompagna durante il viaggio. Il mio consiglio è quello di consultare internet prima e durante la partenza perché lì si trovano i migliori consigli di viaggio di chi vi ha preceduto. Inoltre, in Vietnam tutti gli esercenti dagli alberghi ai bar più spartani, sono dotati di wi-fi gratuito a disposizione dei clienti ai quali viene fornita di buon grado la password (molte volte è 123456789). Così, durante una meritata sosta caffè (ottimo il caffè vietnamita), è possibile pianificare la tappa successiva. Con il senno di poi, vi consiglio di acquistare subito una Sim locale così da avere sempre a disposizione Google Maps (e il mitico pallino che vi dice dove siete e dove state andando) per orientarvi nelle strade di città o di campagna. Tra le altre cose, le guide cartacee sono state superate dal Web anche per quanto riguarda i giudizi su alberghi e ristoranti. Non mi sogno lontanamente di scegliere un hotel sulla base di quattro suggerimenti proposti dal libro (che poi mi chiedo: chi ha scritto la guida li avrà veramente provati tutti? Dubito). Di regola vado su Booking e per fare presto inserisco due filtri: “dal prezzo più basso” e “Ordina per giudizio dei clienti (tutti)”. Poi do un'occhiata alla posizione (meglio sempre al centro) e così scelgo la soluzione migliore per me. Un consiglio: mai andare sotto una votazione di 8/10. Da sapere, inoltre, che i piccoli alberghi o b&b a conduzione familiare difficilmente otterranno un voto basso proprio per il rapporto diretto e un po' più confidenziale con il cliente. Quindi in questo caso è meglio puntare su piccoli alberghi e b&b con una votazione un po' più alta, diciamo da 8,5/10 in su. Tutto questo perché le recensioni su Booking sono le più affidabili mentre su Tripadvisor può capitare che il proprietario (o amici) scrivano giudizi entusiasmanti o che la concorrenza faccia recensioni negative. Importantissimo: in Asia il portale più utilizzato e con una maggiore offerta di alberghi è AGODA dove i prezzi sono leggermente più bassi. Quindi controllate anche lì (io comunque a parità di prezzo e di albergo, prediligo sempre Booking, anche solo per una questione grafica a me più familiare).

Ad ogni modo, come vi dicevo, avere una guida cartacea è confortante. Le librerie della mia città ne erano stranamente sprovviste e quindi ho acquistato on line la classica Lonely Planet (22,52 euro) che spesso ci azzecca ma molte volte prende cantonate incredibili (come un ufficio turistico inesistente a Varsavia o giudizi un po' severi su località del Vietnam che erano descritte come posti da evitare). L'offerta sul web non è molto vasta: su Amazon ho potuto scegliere soltanto tra la Lonely Planet e tra la guida National Geographic. Quest'ultima non mi ha convinto moltissimo. Inoltre, l'ultimo capitolo della Lonely Planet sul Vietnam è intelligentemente dedicato ai Templi di Angkor Wat, vicino a Siemp Reap, in Cambogia. Questa è una meta che non ho potuto fare perché, una volta sul posto, ho deciso di dedicarmi esclusivamente al Vietnam al quale mi stavo appassionando ogni giorno di più. Tuttavia, se avessi avuto qualche giorno in più, Angkor Wat sarebbe stata una meta imperdibile così come suggerisce appunto la Lonely Planet. A mio giudizio, la guida cartacea migliore al momento in commercio è la Routard. Ci sono più informazioni e più approfondimenti e secondo me è la guida più adatta a un vero viaggiatore. Ho spulciato ben ben il sito http://www.routard.com e mi sono convinta ancora di più di quello che penso (interessanti i forum e gli articoli sul Vietnam da leggere prima della partenza). Purtroppo non ho trovato una versione italiana della guida Routard sul Vietnam. Prendetela in considerazione se per voi non è un problema leggere in francese o nel caso in cui ci sia una traduzione italiana (magari per un altro viaggio).

Qualsiasi sia la vostra scelta, ricordatevi sempre di non stare con il naso dentro il libro o sul tablet. Dopo una breve consultazione, meglio chiudere tutto e godersi i momenti di viaggio.

lunedì 28 dicembre 2015

Destinazione Cat Ba, quando un viaggio in treno vale quanto un sito Unesco

Venti dollari, 8 dollari o pochi centesimi? In Vietnam esistono tanti modi di viaggiare. E alla fine si scopre che quello più economico è pure il più autentico. 

Negli anni Ottanta la pubblicità “Turista fai-da-te? No Alpitour? Ahi-ahi-ahi….” ci ha fatto un po’ il lavaggio del cervello convincendoci che fare un viaggio senza un buon tour operator alle spalle voleva dire andare incontro a una vacanza d’inferno. Lo slogan, sicuramente azzeccato ed efficace (chi non lo ricorda?), poteva – forse – avere un senso vent’anni fa, ma oggi suona come una frase pronunciata dall’uomo di Neanderthal.  Youtube, blog, siti web ti raccontano tutto (forse anche troppo) di un posto fornendo tutti gli strumenti per prepararsi al viaggio. Un po’ di dimestichezza con i portali di prenotazione alberghiera e di aerei e una buona capacità a dimenarsi tra recensioni, prezzi o offerte, fanno il resto con buona pace degli agenti di viaggio che tra crisi e difficoltà si scontrano con un colosso moderno chiamato Internet.  Senza contare il fatto che l’ultima volta che sono entrata in un’agenza (quasi per sbaglio), la giovane banconista non aveva molte conoscenze di geografia e, come se non bastasse, mi ha proposto un volo a una cifra spropositata non sapendo che io ne avevo già trovato uno molto più conveniente. Morale della favola, oggi abbiamo tutti i mezzi per fare scelte più consapevoli!
Veniamo al “dunque” di questo blog: viaggiare fai-da-te. Il mio tour del Vietnam è stato bellissimo e già per questo vale la pena condividerlo nella speranza che possa essere utile a qualcuno. Ma il vero motivo per il quale ho deciso di prendere in mano la tastiera e scrivere è stato quello di far sapere che è possibile fare un “vero” viaggio non organizzato e a costi di gran lunga inferiori, specialmente in paesi facili come il Vietnam.

Ci sono diverse gradazioni di un viaggio organizzato. Si può prenotare tutto con largo anticipo, con o senza agenzia di viaggio, oppure scoprire direttamente in loco e con un po’ di pazienza in più, che esiste un ventaglio di opzioni. In Vietnam è sicuramente così e la prima soluzione che si prospetta non è mai l’unica e probabilmente neanche la migliore. Usciti dall’aeroporto di Hanoi, tanto per rendere l’idea, ci potrà essere ad aspettarvi un servizio di transfert organizzato dall’albergo a un prezzo di 20 dollari. Oppure potreste cedere alle insistenze di uno dei tanti tassisti che proporrà la corsa per la città con tassametro o tariffa fissa. Pochi passi più avanti troverete l’autista di un pullman di proprietà di qualche compagnia aerea che vi alletterà con una tariffa di 8-10 dollari per il centro. Poi, percorrendo ancora qualche metro, troverete l’autobus urbano che con pochi centesimi di euro (0,35 €) e un lungo tragitto nella periferia vi porterà in città come tutte le altre soluzioni. Venti dollari, 8 dollari o pochi spiccioli: sicuramente una di queste scelte inciderà sull’economia del vostro viaggio, ma non è soltanto una questione di denaro. È anche e soprattutto una questione di esperienze e di quanto si vuole sapere di un paese e della sua gente. Le opzioni non turistiche solo quelle più autentiche e il mio consiglio è quello di approfittare della tranquillità del Vietnam (la Farnesina lo annovera tra i paesi più sicuri) per avventurarsi in questo tipo di soluzioni senza naturalmente essere incoscienti o sprovveduti.

Riassumendo, esistono diverse topologie di viaggio:

1.     Il viaggio comprato presso un’agenzia o un tour operator che organizza tutto, dalle pratiche del visto a biglietti aerei, alberghi, escursione, ecc...
2.     Il viaggio pre-confezionato “fai-da-te”, ovvero prenotando prima della partenza tutti gli alberghi e gli spostamenti avvalendosi di intermediari.
3.     Il viaggio in cui l’unica certezza sono il biglietto di andata e quello di ritorno

Di quest’ultimo ci sono altre due categorie:

      3a. Il viaggio dentro i circuiti turistici, organizzato sul posto con gli intermediari locali, ossia affidandosi agli alberghi o alle agenzie di viaggio locali per l’acquisto di spostamenti, escursioni o gite.
      3b. Il viaggio fuori dai circuiti turistici, organizzato sul posto giorno per giorno e con mezzi pubblici.

A tal proposito, curiosando sul web e parlando con altri turisti incontrati tra una tappa e l’altra, ho notato che molti dicono di aver fatto un viaggio fai-da-te ma in realtà non è così. In Vietnam hanno una mentalità commerciale un po’ diversa e provano a venderti tutto ciò che è vendibile. Pertanto sono disposti a organizzarti qualsiasi cosa pur di ottenere una percentuale. Il tutto facilitato dal fatto che di fronte hanno un occidentale che non conosce il territorio e non ha dimestichezza con i trasporti e che, per di più, tiene in tasca un portafoglio pieno di dollari/euro con il quale sentirsi ricco. Nessuno si scompone più di tanto di fronte a una gita da 20-30 euro a persona pensando che in Italia con questa cifra si va a malapena a mangiare fuori. La verità è che quella stessa gita si può fare a 0,30 euro, barattando la comodità di una navetta moderna piena di australiani in pensione con l’autenticità di una corriera locale dove vietnamiti di ogni tipo salgono e scendono al volo regalando scenette uniche.
Vi farò un esempio.

Albergo di Hanoi. Ore 8 del mattino. Alla reception ci riempiono di domande che inizialmente mostrano interesse e carineria nei nostri confronti. Ci basta poco per capire che in realtà volevano sapere quali erano i nostri programmi per la giornata al fine di proporci qualche gita o tour guidato. Niente di male, per carità! Anzi a molti potrà sembrare un servizio utile, soprattutto se si ha in mente di fare una capatina di qualche giorno ad Halong Bay senza riflettere troppo su come raggiungerla e dove dormire. Idem per Sapa o per altre località tipiche dei tour del Vietnam settentrionale. Ad essere sincera, dopo una prima perlustrazione, mi sono sentita un po’ confusa. Scartate le prime soluzioni servite su un piatto d’argento, abbiamo deciso di non fare il giro classico da Halong Ciy e poi in barca ad Halong Bay perché molti ce ne avevano parlato male, dicendo che era diventato troppo turistico. Abbiamo dunque deciso di andare ad Haiphong (la terza città più popolosa del Pese) e da lì prendere l’aliscafo per l’Isola di Cat Ba nella baia di Lan Ha, meno turistica ma a un tiro di schioppo dai meravigliosi arcipelaghi di Halong Bay dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Ci siamo riempiti gli occhi di bellezza. Il viaggio per raggiungere la meta, però, non è stato da meno! Siamo partiti dalla scassatissima stazione di Long Bien di Hanoi dove non c’era l’ombra di un turista. Abbiamo incontrato soltanto una coppia di russi. La ragazza -18 anni, occhiali da Mike Bongiorno ed esile come un fuscello – era così simpatica e solare da sembrare quasi una spagnola (maledetti pregiudizi!!). Sgranocchiava semenza in attesa del treno e ci raccontava che era in viaggio semplicemente da 5 mesi e che dalla Russia era arrivata ad Hanoi via terra, passando per Georgia, Armenia, Azerbaigian, Repubbliche centro asiatiche e Cina. Tanto di cappello. Alla mia candida domanda su “dove dormite stasera?”, la risposta è stata: “Non lo so, forse continuiamo per Halong city”. Erano ‘solo’ le 5 del pomeriggio. La mia faccia era un’emoticon raffigurante l’urlo di Munch. E lei, più candida di me, per rassicurarmi mi indica un microscopico zainetto (il suo unico bagaglio) dicendomi che non c’era problema per la notte perché lì dentro aveva la tenda da campeggio. Doppio urlo di Munch. Le soprese non finisco qui. Salire sul treno è stato come fare un salto nel passato, almeno nell’Italia degli anni Cinquanta. Qui abbiamo scoperto che esistono tantissimi tipi di carrozze (beh, questo è chiaro!) con sedili morbidi o sedie di legno. E che c’è una carrozza per vietnamiti e una per stranieri. Che sul treno (così come sulle corriere) ti vendono il pane e altre cose da mangiare. E che il macchinista non smette mai di fischiare per avvisare del passaggio del treno visto che abitazioni e negozi si affacciano letteralmente sulle rotaie.

Mi dispiace non essere stata in compagnia degli australiani in pensioni seduti sul comodo sedile di un pullman moderno. Ma ho preferito di gran lunga l’esperienza in treno.

viaggio in vietnam
Il Ponte di Long Bien (Hanoi)

viaggio in vietnam
Scorci di sicurezza sul lavoro
in attesa del treno da Hanoi a Haiphong



sabato 26 dicembre 2015

Il mio itinerario fai-da-te: percorso circolare da Sud a Sud

Prima di intraprendere il viaggio, ho letto alcuni blog e sitiweb di agenzie di viaggio con l’obiettivo di costruire il mio personalissimo itinerario che ho diviso, idealmente, in tre tappe: una prima parte al Centro, la seconda al Nord e la terza al Sud, cercando per quanto possibile di seguire sempre un percorso circolare. Prima di scendere a Sud mi sarebbe piaciuto fare una capatina in Cambogia per visitare Siem Reap e i famosissimi Templi di Angkor Wat che, tra l’altro, moltissime guide suggeriscono di accoppiare con il tour del Vietnam (a proposito la Lonley Planet sul Vietnam dedica l’ultimo capitolo proprio ad Angkor Wat). Purtroppo il costo degli aerei era un po’ alto (ho controllato sia prima della partenza che sul posto) e raggiungere questi posti via terra sarebbe stato troppo dispendioso in termini di tempo ed energia. Quindi a un certo punto del viaggio ho abbandonato l’idea e ho deciso di dedicarmi soltanto al Vietnam perché è un paese che merita davvero. Per quanto mi riguarda, la Cambogia è soltanto rimandata al prossimo viaggio in Asia. In ogni caso, se vi è possibile, consiglio di allungare la vacanza di 4-5 giorni ed includere anche questa meta.

In linea di massima mi sono attenuta all’itinerario immaginato. Al momento della partenza, avevo acquistato soltanto il volo intercontinentale di andata e (ahimè) ritorno, più un volo interno e la prima notte in albergo. Il resto è venuto da sé, prenotando di volta in volta alberghi e aerei o scoprendo direttamente sul posto quale mezzo prendere per gli spostamenti.

1° Giorno
Giornata di voli. Roma-Abudhabi-Ho Chi Minh City (che da ora chiamerò HCMC per brevità).
Atterrata a HCMC prendo subito un volo interno www.vietjet.com con destinazione Huè (27 euro a persona), per raggiungere il Centro del Paese. Una forte pioggia fa ritardare un po’ il volo ma ci consente di arrivare in albergo prima che sia notte fonda.
Pernottamento a Huè: Jade Hotel (430.000 dong = 17 euro)

2° Giorno
Visita a Huè.
Nel primo pomeriggio spostamento a Hoi An tramite un comodissimo sleeping bus della compagnia Open Bus (circa 4 ore).
Pernottamento a Hoi An: Han Hujen Homestay (631.000 dong = 25 euro)

3° Giorno
Giro in biciletta di Hoi An e dintorni, compreso il villaggio delle spezie chiamato Tra Que e, qualche chilometro più avanti, la spiaggia di An Bang. Poi isola di Cam Nam (poco turistica). Il tour in bicicletta organizzato ha un costo di 20 dollari a persona. Noi abbiamo speso ZERO perché (bella sorpresa) l’homestay ci ha fornito gratuitamente le biciclette.
Pernottamento a Hoi An: Han Hujen Homestay  (631.000 dong = 25 euro)

Villaggio di spezie Tra Que


4° Giorno
Di mattina ancora visita ad Hoi An. Nel pomeriggio spostamento in pullman (circa 30 minuti) verso Danang.
Pernottamento a Danang: Louis Hotel (500.000 dong = 20 euro)

5° Giorno
Di mattina visita a Danang (compresa partita a bowling in un centro commerciale frequentato dalla gioventù locale). Nel primo pomeriggio volo www.vietjet.com con destinazione Hanoi (32 euro a persona). Trasferimento in città con autobus urbano n.17 (90 minuti – 9.000 dong = 0,40 € contro 20 dollari proposti dal taxi) che si ferma alla stazione di Long Bien.
Pernottamento a Hanoi: Golden Palace Hotel, nel centro storico, quartiere Hoan Kiem (630.000 dong = 25 euro)

6° Giorno
Visita ad Hanoi: Mausoleo di HCM, Tempio della Letteratura, Lago e stradine dei venditori. Trasferimento ad Haiphong con il treno (circa 3 ore – 70.000 dong a persona= circa 3 euro).
Pernottamento a Haiphong: Cozi Hotel (scopriamo sul posto che molto probabilmente è un albergo ad ore, comunque nuovo e molto pulito). (495.000 dong = 20 euro)

Mercato di Long Bien ad Hanoi

 7° Giorno
Di mattina presto prendiamo un taxi e in pochi minuti raggiungiamo l’imbarcadero che ci porterà all’isola di Cat Ba (45 minuti - 180.000 dong = 7 euro).
Affittiamo lo scooter per mezza giornata (2 €) e giriamo un po’ per tutta l’isola (Fort Cannon e paese).
Pernottamento a Cat Ba: Bay View Hotel (220.000 dong = 9 euro)

Vista sulla baia da Fort Cannon (Cat Ba) 

8° Giorno
La proprietaria dell’albergo ci suggerisce un suo amico che, con la sua barchetta di legno a motore, ci fa fare un giro di 4 ore nella baia Lan Ha-Halong Bay (compresa l’isola delle scimmie – che ci sono per davvero!! – e giro in kayak. In tutto 370.000 dong = circa 15 euro).
Nel primo pomeriggio riprendiamo l’aliscafo che ci porta ad Haiphong (anche in questo caso 45 minuti - 180.000 dong = 7 euro). Vicino all’imbarcadero c’è una fermata di autobus (che casca a pennello!!) e prendiamo la corsa che ci riporta ad Hanoi (poco più di 3 ore – 75.000 dong a persona =  3 euro).
Pernottamento ad Hanoi: Urban Alley Hotel (scegliamo questo albergo perché è vicino alla fermata urbana dell’autobus n.34 che porta alla stazione di My Dinh) (495.000 dong = 20 euro)

Bar in mezzo al mare di Halong Bay
Monkey Island

9° Giorno
Di buon mattino ci rechiamo alla stazione di My Dinh per raggiungere Hoa Binh (3 ore) e lì prendere la corriera per Mai Chau (altre 2 ore). Abbiamo scelto di andare a Mai Chau anziché nella più famosa Sapa perché più vicina ad Hanoi. Mai Chau è una zona di montagna con villaggi abitati da minoranze etniche che si dedicano alla produzione di artigianato (lavorano il cotone) e la coltivazione di riso.
Pernottamento a Mai Chau: capanna Mai Chau Farmstay (414.000 dong = 16 euro)

Villaggio a Mai Chau

10° Giorno
Ci svegliamo sotto la pioggia e decidiamo di prendere subito la corriera diretta che ci porta ad Hanoi (circa 4 ore – 80.000 dong a persona= circa 3,20 euro). Non ne possiamo più di Hanoi – che è veramente troppo confusionaria e stressante per gli spostamenti – e decidiamo di alloggiare a Noi Bai (provincia di Hanoi) vicino all’aeroporto in modo da essere sul posto l’indomani per prendere l’aereo. Prendiamo un taxi dalla stazione di My Dinh verso l’albergo dell’aeroporto (30-40 minuti - 270.000 dong = 11 euro).
Pernottamento ad Noi Bai (zona aeroporto di Hanoi): Viet Village Family Hotel (400.000 dong = 16 euro)

11° Giorno
Ci svegliamo e l’albergo ci organizza gratuitamente il transfert per il vicinissimo aeroporto (circa 1,5 km) dove prendiamo il volo www.vietjet.com per l’isola di Phu Quoc (49 euro a persona). Anche all’aeroporto di Phu Quoc usufruiamo del transfert gratuito offerto dall’albergo prenotato la sera prima. Ci vengono a prendere e sbrigate le pratiche di check-in noleggiamo uno scooter per visitare l’isola.
Pernottamento a Phu Quoc: Praha Hotel (800.000 dong = 32 euro)

Sao Beach

12° Giorno
Giornata di visite a Phu Quoc le cui distanze non sono indifferenti. Facciamo un salto presso l’allevamento di perle (che poi non era altro che uno scintillante negozio di gioielli), porto a sud dell’isola, Prison Coconut (preparate i fazzoletti), spiaggia di Sao, cascate di Ham Ninh, “fabbrica” di pepe.
Pernottamento a Phu Quoc: Praha Hotel (800.000 dong = 32 euro)
Pepper Farm - Phu Quoc
Pearl Farm - Phu Quoc
13° Giorno
Abbiamo ancora il motorino e dunque visitiamo la parte Nord dell’Isola. Poi torniamo in albergo e ci spostiamo in un resort per 2 giorni di relax.
Pernottamento a Phu Quoc: Famiana Resort (2.483.000 dong = 102 euro)

14° Giorno
Vita da resort.
Pernottamento a Phu Quoc: Famiana Resort (2.483.000 dong = 102 euro)

I cani di Phu Quoc


15° Giorno
Dopo una mattinata di relax al resort ci trasferiamo di nuovo al Praha Hotel (praticamente di fronte al Famiana) dove noleggiamo di nuovo il motorino e torniamo a Sao Beach.
Pernottamento a Phu Quoc: Praha Hotel (800.000 dong = 32 euro)

16° Giorno
Di mattina presto il transfert dell’albergo ci accompagna gratuitamente all’aeroporto dove prendiamo un volo www.vietnam-airline.com per Can Tho (48 euro a persona). Arrivati a destinazione non abbiamo scelta e prendiamo un taxi per il centro città. Qui cerchiamo di capire se possiamo fare subito una gita sul fiume Mekong ma ci spiegano che è meglio farla di mattina presto quando il mercato galleggiante è più vivo. Scegliamo l’albergo per trascorrere la notte e anche in questo caso ci forniscono gratuitamente una bicicletta. Giro della città su due ruote e visita al museo militare.
Pernottamento a Can Tho: West Hotel  (800.000 dong = 32 euro)

17° Giorno
Di mattina presto andiamo sulla banchina e scegliamo la barca di legno a motore che più ci ispira per una gita sul Mekong che comprende il mercato galleggiante e la “fabbrica” di fogli di riso (4 ore – 350.000 dong = 15 euro). Il nostro accompagnatore conosce l’inglese e si chiama Tuyen (tel. 0938-690842).
Torniamo verso l’ora di pranzo e l’albergo gratuitamente ci accompagna con una navetta al stazione dei pullman Futa. Prendiamo uno sleeping bus per HCMC (3 ore – 110.000 dong a persona = 4,50 euro). Arriviamo alla stazione di Mien Thien e da lì stesso prendiamo un autobus urbano n. 102 che ci porta nel centro della città (quasi un’ora e mezzo – 6.000 dong a persona = 0,24 euro).
CONFESSIONE: mangiamo il primo panino targato McDonald.
Pernottamento a HCMC: Chrystal Saigon Hotel (585.000 dong = 23,80 euro)

Mercato galleggiante sul Mekong

18° Giorno
L’albergo non mi piace moltissimo e quindi spendendo una manciata di euro in più decidiamo di spostarci in un hotel più confortevole che farà da sfondo a questi due ultimi giorni di vacanza. Fatto lo spostamento, si inizia il tour a piedi consigliato dalla Lonely Planet che comprende la visita al Museo delle Belle Arti (mi è piaciuto moltissimo), mercato, hotel Majestic, Bitexo Financial Tower, parchi, statue (tra cui immancabili quella di zio HCM), cattedrale di Notre Dame, Posta Centrale e il Lago delle Tartarughe.
Pernottamento a HCMC: Gia Vien Hotel (690.000 dong = 28 euro)

19° Giorno
Oggi museo della Guerra (preparate un pacco di fazzoletti!!) e poi lunga passeggiata fino a Pho Binh, locale suggerito dalla Lonely Planet per una pausa pho bo con annessa visita alla stanza del piano superiore dove si riunivano i vietcong per pianificare l’attacco all’Ambasciata Americana nel 1968. Il tutto accompagnato dai racconti di un reduce di guerra che mantiene vivo il locale dopo la morte dello storico e rivoluzionario proprietario. Pagoda dell’Imperatore di Giada e shopping finale.
Pernottamento a HCMC: Gia Vien Hotel (690.000 dong = 28 euro)

Regola condominiale: nessuna regola - HCMC

20° Giorno

Giorno di partenza. Prima però visita al quartiere cinese Cholon dove si trova il mercato all’ingrosso Binh Tay (più di 600 bancherelle di tutto, da cotton fioc a valige, all’interno di un’enorme superficie coperta). Si torna in albergo per i bagagli e poi autobus urbano n. 152 per l’aeroporto di HCMC (40 minuti – 6.000 dong a persona = 0,25 euro).


Mercato all'ingrosso di Cholon - HCMC
Mascherine antismog